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Pro Roscio Amerino: orazione di Cicerone

In questo  articolo ameliaonline vuole stupirti con un'interessante curiosità riguardo un personaggio storico nato ad Amelia. Non vi resta che immaginarvi Amelia nell'epoca romana del I secolo a.c. ed immergervi in questa storia per scoprire come Cicerone ha difeso questo cittadino romano e come si è svolto il processo.

Sesto Roscio Amerino

Sesto Roscio Amerino nacque nel I secolo a.c. ad Amelia, allora chiamata Ameria, ed era un cittadino romano, figlio di Sesto Roscio, un ricco esponente dell'aristocrazia romana il quale era legato da rapporti d'amicizia alle famiglie più prestigiose della nobiltà romana, tra cui i Metelli, i Servilii e gli Scipioni, che simpatizzavano per la fazione sillana e, in particolare, godeva della protezione di Cecilia Metella, parente della seconda moglie dell'Imperatore Silla. Sesto Roscio figlio fu accusato da Lucio Cornelio Crisogono, liberto dell'imperatore Lucio Cornelio Silla, proprio di aver ucciso suo padre in base alla Lex Cornelia de sicariis et veneficis dell'81 a.C. Fu difeso da Marco Tullio Cicerone nella famosa orazione Pro Roscio Amerino.

L'inganno

In una notte di settembre dell'81 a.C., Sesto Roscio padre, mentre tornava a casa da un banchetto, fu ucciso a colpi di pugnale a Roma, nei pressi del Foro Flaminio. Dopo l'omicidio, i mandanti, T. Roscio Magno e T. Roscio Capitone, chiesero aiuto a Lucio Cornelio Crisogono, liberto di Silla, per dividersi il patrimonio della vittima. Per far apparire la spartizione legale e diretta era necessario che il nome di Sesto Roscio comparisse tra i nomi dei proscritti. I suoi beni furono svenduti a Crisogono, il quale li spartì con i suoi complici. Il legittimo erede, in realtà, era il figlio della vittima, il quale grazie al sostegno dei potenti esponenti dell'aristocrazia romana, avrebbe potuto opporsi. Per evitarlo, Magno, Capitone e Crisogono, decisero di ingaggiare tale Erucio che accusasse falsamente  Roscio figlio di parricidio. Trattandosi, dunque, di una causa delicata e rischiosa, coinvolgeva Silla attraverso Crisogono, nessuno ne voleva assumere la difesa.

L'orazione di Cicerone

L'unico a farsi avanti fu il giovane oratore Cicerone, appena ventisettenne e agli esordi della sua carriera poichè non aveva ancora quella fama che avrebbe potuto suscitare un eccessivo clamore per una causa che andava a scoprire gli abusi di potere perpetrati ai danni di alcuni cittadini romani da parte di Silla e dei suoi sicari. Questa causa, per Cicerone ,fu la la prima di diritto penale e fu quella che gli aprì le porte verso l'ascesa come maestro della arti oratorie. Il discorso giudiziario pronunciato da Cicerone durante il processo a favore di Sesto Roscio è conosciuto come L'Oratio pro Sexto Roscio Amerino (Orazione in difesa di Sesto Roscio di Ameria). L'aspetto interessante di questa orazione è che, sin da subito, Cicerone mette al centro della sua difesa lo spossessamento delle terre piuttosto che l'omicidio e, inoltre, distingue nettamente tra quelle che sono le colpe dei tre delinquenti da quelle del dittatore.
 

Com'è andata a finire?

L'imperatore se pur tiranno, aveva un programma che enfatizzava il mos maiorum, cioè l'insieme di tutti i valori che tradizionalmente caratterizzavano gli uomini dell'epoca romana. È scontato dire che un programma del genere non si conciliava con i soprusi perpetrati da Crisogono. Cicerone, attaccando Crisogono, non poteva sapere se Silla lo avrebbe appoggiato per salvaguardare l'integrità della sua fazione oppure lo avrebbe sacrificato per tenere a freno i nobili, i quali non potevano accettare che gli interessi di un liberto fossero posti in primo piano rispetto ai loro. Secondo te come si comportò l'imperatore Silla e quale fu, quindi, il verdetto del processo?

 

Se vuoi a provare a indovinare l'epilogo o ne sai di più riguardo questa storia scrivilo nei commenti!

Continua a seguire ameliaonline per scoprire molte altre affascinanti aneddoti sulla storia di Amelia.

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